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Media vaticani, cambio al vertice. Ora serve un vero dialogo

Dal primo novembre Paolo Ruffini (ex Rai, ex La7, ex Tv2000, ex Messaggero e Mattino) non è più il prefetto del Dicastero per la Comunicazione. Questo organismo comprende varie strutture giornalistiche, ovvero Radio Vaticana, Osservatore Romano, Vaticannews, Vaticanmedia.
Parliamo di strutture giornalistiche, non giuridicamente di testate, perché, da quanto ci risulta, non sono registrate presso un tribunale italiano. Il prefetto in Vaticano svolge quella che in Italia sarebbe la carica di amministratore delegato. Al posto di Ruffini è arrivata dagli USA Montse Alvarado.

Nei fatti il dialogo tra Ruffini e le rappresentanze interne dei lavoratori è stato in sostanza inesistente. Eppure, i problemi non sono mancati in questi anni: sotto inquadramenti, assenza di quello che potremmo definire un contratto di secondo livello, possibili demansionamenti, scarso sviluppo della Radio, organici sottodimensionati, risorse per tante redazioni al lumicino.

Insomma, è stato un dialogo tra sordi. E’ vero che le normative vaticane in tema di rapporti dirigenza-lavoratori risentono del fatto che si tratta di una monarchia assoluta, seppur illuminata, ma questo non toglie che Ruffini, iscritto all’Odg e con incarichi sindacali precedenti, avrebbe potuto e dovuto dialogare di più con le rappresentanze dei lavoratori. Ricordiamo ancora lo sconforto delle redazioni quando Papa Francesco venne in diretta alla Radio e definì la struttura “la montagna che partorisce il topolino”.

Da inizio novembre Montse Alvarado, giornalista e dirigente d’azienda messicana con cittadinanza statunitense, è alla guida del Dicastero. Da quello che si può vedere è una persona estremamente pragmatica, diretta, arrivata con una buona conoscenza del mondo dei media vaticani. Il suo compito sarà valorizzare l’offerta informativa che arriva da essi, con un occhio ai conti e la necessità di studiare nuovi linguaggi.
A volte l’informazione vaticana è sembrata piuttosto istituzionale, sotto influsso della Curia, e questo è chiaro che ha avuto effetti concreti sui criteri di notiziabilità. Il diritto-dovere di informare in modo libero riguarda tutti, anche i media vaticani, che tra l’altro risiedono in zona extraterritoriale.
Sappiamo che non sarà una cosa facile. Ma i media vaticani hanno una grande opportunità, uno sguardo internazionale, professionalità che in questi anni non sono state valorizzate. Tutti i media a livello mondiale sono caratterizzati da pesanti tagli di budget e di personale. Tante redazioni dei media vaticani sono con gli organici all’osso.
Alcuni settori sono costretti a lavorare sei giorni su sette per assicurare i servizi. Va ribadito il giusto rapporto tra tempo dedicato al lavoro e quello alla famiglia o alle attività libere.
A.G.

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