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Edicole: qualcosa si muove

Il decreto del Governo, gli aiuti del Comune di Roma, le nuove iniziative per rilanciarle

Il convegno “Le Edicole del futuro. Il futuro delle Edicole,” promosso da Stampa Romana all’inizio dell’anno, ha lasciato un segno. Ha messo in luce un problema che si stava verificando da tempo nel silenzio generale. Le edicole dei giornali rappresentano e hanno sempre rappresentato un luogo iconico di cultura, di informazione, di aggregazione. Perché non dimentichiamo che l’informazione è sinonimo di democrazia.

Il Dossier che accompagnava il convegno, a cui hanno partecipato i rappresentanti delle istituzioni coinvolte (Comune, Regione, Parlamento, Governo), non è stata una semplice, accurata fotografia della crisi del settore accompagnata dai dati, ma ha lanciato l’input per ulteriori finanziamenti per innovativi progetti che coinvolgono anche i giovani e le nuove tecnologie.

Come già preannunciato dal sottosegretario all’Informazione e Editoria Alberto Barachini,ai 17 milioni di euro stanziati nel 2025 si è aggiunto in data 30 luglio il decreto per “l’individuazione degli interventi di sostegno all’editoria quotidiana e periodica, anche digitale” per l’anno 2026, che stanzia 12 milioni di euro. Non si tratta di finanziamenti a pioggia. Si è considerata tutta la filiera che va dagli editori, ai distributori, alle edicole, fino ai punti vendita, per un importo complessivo fino a 57milioni di euro.  

E’ stato confermato e potenziato il Bonus edicole: il tetto del contributo sale a 4500 euro per ciascun punto vendita esclusivo, cioè per le edicole che vendono prevalentemente giornali, quotidiani, periodici.

La misura del rimborso è stata innalzata all’80% delle spese ammissibili sostenute, rispetto al precedente 60%. Si parla quindi di costi fissi come Imu, Tasi, Cosap, Cup, spese di locazione, energia elettrica, servizi telefonici, di collegamento a Internet, acquisto o noleggio di registratori di cassa o telematici, di dispositivi POS e altre spese sostenute per la trasformazione digitale  e l’ammodernamento tecnologico, oneri per contratti assicurativi relativi all’esercizio di impresa, spese per servizi di assistenza  contabile e fiscale, per l’ammodernamento dell’edicola.

Ma c’è attenzione anche per chi abbia aperto un punto vendita non esclusivo oppure abbia rilevato un’attività di rivendita preesistente: in questo caso l’importo del contributo è aumentato del 20%. Per tutti questi oneri è previsto un tetto di spesa di 9 milioni di euro. Anche se gli edicolanti chiedono, al di là dell’aiuto iniziale, forme di incentivazione per proseguire l’attività.

Ancora: per incentivare la lettura di quotidiani e periodici presso le fasce più deboli, come gli anziani o tutti coloro che hanno difficoltà ad andare di persona, è previsto un ulteriore contributo di 500 euro per le edicole che effettuano le consegne a domicilio di giornali e riviste, per un tetto di spesa di 1 milione di euro. Il “delivery” quindi non solo per le pizze ma anche per i giornali!

Però non tutte le edicole hanno la vendita di giornali e periodici in via esclusiva, perché per esempio si trovano in comuni piccoli o di difficile raggiungimento. In questo caso è riconosciuto un contributo pari all’80% per le spese di gestione e di aggiornamento telematico, fino a un tetto di 4.500 euro. L’entità del finanziamento è commisurata al rapporto tra i ricavi provenienti dalla vendita dei giornali, riviste e periodici e i ricavi complessivi del punto vendita per l’anno 2025.

Per quello che riguarda la distribuzione è riconosciuto un contributo per la fornitura diretta dei giornali alle edicole e, dove non siano presenti, agli esercizi di attività commerciali di rivendita in via non prevalente nei comuni con un numero di abitanti inferiore a 5.000, anche e soprattutto in quelli che rientrano nella mappa “Aree interne 2020”.

Per accedere a questo contributo le imprese devono garantire di favorire le migliori condizioni per la modernizzazione del sistema di distribuzione e vendita, oltre al rispetto del principio di non discriminazione, sia nelle condizioni economiche che nella consegna di alcuni giornali rispetto ad altri.

Per sostenere la domanda di informazione alle imprese editrici invece è riconosciuto un contributo pari a 8 centesimi di euro per ogni copia cartacea venduta, anche mediante abbonamento, fino a 45 milioni di euro.  

Anche il Comune di Roma ha fatto la sua parte per favorire la categoria: sempre a fine estate ha approvato un provvedimento per consentire nuove entrate commerciali stabili ai chioschi romani rimuovendo il vincolo tecnico della distanza minima di 100 metri tra impianti pubblicitari digitali.

Questo consente alle edicole vicine ad altri cartelloni di inserire i propri schermi commerciali e aumentare i propri profitti indipendentemente dalle sole vendite editoriali. Le edicole di Roma hanno ora il via libera per installare schermi e supporti digitali per la pubblicità direttamente sui propri chioschi.

Perché la crisi delle Edicole non è dovuta solo all’avvento di internet, ai giovani che “smanettano” sul cellulare. E’ dovuta a fattori più profondi, dalle spese da sostenere, all’aggiornamento dei modi di pagamento, al sistema spesso arbitrario della distribuzione.

Alcune edicole scompaiono a causa dell’età avanzata degli esercenti, ma stanno sorgendo ora nuove iniziative che coinvolgono giovani con idee innovative.

E’ questo per esempio il caso dell’edicola a Corso Trieste, che già esisteva, ma che è stata rilevata da 4 giovani, tutti professionisti (2 avvocati, 1 ortopedico, 1 attore): hanno capito che si trova in un punto nevralgico che collega i Parioli alla Nomentana, è vicina al mercato ( e quindi attrae  chi va a fare la spesa la mattina), è lungo il passaggio dei numerosi  studenti che escono dal liceo Giulio Cesare, può contare sugli allievi della Luiss che è situata nei pressi. Può così diventare un punto di richiamo, di aggregazione e di interazione sociale per gli abitanti del quartiere.

I gestori v
endono giornali, quotidiani, riviste di varie nazionalità e hanno deciso di cambiare l’orario di chiusura con un intervallo all’ora pranzo (tanto passano in pochi!) e riapertura nel pomeriggio fino alla sera per un drink. Il loro motto è: “fare cultura scambiandosi idee”.

 

Viviana D’Isa

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